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Villaggio
di Santa Maria di Termini
Tratto
dal testo “La città di Barcellona Pozzo di Gotto” dell’avvocato
Filippo Rossitto (1807-1879)
...... la parrocchia (di
Portosalvo), retta come gli altri casali da un
cappellano, scelto dall'arciprete, comprendeva la contrada posta
all'altra sponda del fiume di Termini chiamata S. Giovanni lo
Spedale, dove ai tempi del cassinese Amico era in costruzione una
casa dei Cavalieri dell'Ordine Gerosolimitano di Malta e il
villaggio di Santa Maria di Termini, che per lo smembramento del
territorio di Barcellona da Castroreale restarono segregate da
quell'ambito parrocchiale e poi aggregate a quello di Rodì,
villaggio di Castroreale.
La
chiesa di Santa Maria di Termini, che apparteneva all'abolito
Monastero dei Cisterciensi di Santa Maria di Novara fu dal re
Ferdinando II con sovrano rescritto del 4 marzo 1836 cessa al-
l'arciprete di Castroreale per essere elevata a parrocchia, con
riserva del patronato regio e del dritto di nominare il cappellano;
fu questo nominato; ebbe il possesso a 23 giugno 1845, e da questo
giorno le contrade S. Giovanni, Termini, Marchesana ed altre furono
soggette alla cura della novella parrocchia.
La
fiera di Termini, che si tiene nel falsopiano davanti la chiesa,
nella metà di settembre, è frequentata dagli avventori di ogni
parte dell'isola; ma la facilità delle comunicazioni con Messina e
lo accresciuto commercio
della prossima Barcellona ha reso più languido questo
mercato, che una volta era franco dalle regie imposte, come leggesi
nella iscrizione che sta sulla porta della chiesa.
Il
nome di “Termini” fu dato al villaggio dalle copiose acque
termali che ivi sgorgano.
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